VIXIT

VIXIT

UNA STORIA DI MEMORIE

Angela Ajola ◊ Giuliana Costa

Sinossi

C’è una morte come la rappresentano filosofi e religiosi, con una infinita serie di tesi, di teorie, di parabole; o come la rappresentano gli artisti pittori, scrittori, musicisti; come la rappresentano i giuristi, al fine di regolare le conseguenze dell’evento mortale sui rapporti civili all’interno della società.

C’è, infine, la morte quale rappresentazione degli effetti che essa produce sui viventi, sul piano degli affetti, degli insegnamenti, degli incitamenti, sul piano del desiderio di tramandare il ricordo.

La scrittura del libro si riferisce a questo aspetto. Le autrici conducono libere da ogni tentazione saggistica e da ogni visione funerea, anche se permane, come l’argomento suggerisce, quell’alone di mistero dietro al quale ci si può immaginare di tutto, secondo l’estro, l’istinto, la fantasia, la fede di chi si approssima ad essa.

Mentre una certezza, trasparente e sicura, si accompagna sempre all’evento fatale: non si muore se si lascia, per dirla foscolianamente, una eredità di affetti.

Nei mille modi in cui questi affetti vengono manifestati, non ultimo è certamente il ricorso all’arte, alla letteratura, alle rievocazioni, agli epitaffi. E sono i Cimiteri le sedi dove si descrive copiosamente la personalità del defunto, spesso con risultati distanti dalla realtà, anche se benedetti dalla commozione di chi legge.

Tutti ci apprestiamo a leggere quando attraversiamo i viali, all’ombra dei cipressi: frasi stereotipe affidate a tafofili, amanti dei cimiteri, ad artigiani cimiteriali, ma spesso anche frutto di un compito esercitato da familiari commossi e devoti, da amici partecipi e solidali, da istituzioni pubbliche e private premurose.

Onorare il defunto diventa così un modo come tramandare la memoria e indicarne l’esempio. E quando le onoranze funebri si diffondono negli elogi e nell’additamento, allora nella mente umana si verifica un processo di vera e propria traslazione fra la dura realtà empirica e terrena, e la trascendenza. Si verifica insomma il rito, sotto varie forme compiuto in tutto il mondo, dell’ascensione verso l’aldilà.

Questo libro ricorre ai Cimiteri per ricordarci dei piccoli e dei grandi che affollano il regno dei Morti. Una trovata per un’opera di divulgazione culturale che, mentre ci induce alla compassione, ci introduce verso storie appassionanti e coinvolgenti che probabilmente avremmo ignorato senza lo stimolo di questa intelligente ricerca.

È come scorrere un libro di biografie, scritto da ciascuno che abbia titolo –di sangue o di ruolo –per fornirci indicazioni e meriti di chi sta dentro l’urna, sicché viene scoperta una personalità destinata alla desolata solitudine di un marmo, se non arricchita da esaltanti parole di elogio, ancor più se fornite del talento dell’autore.

L’impegno delle autrici Angela Ajola e Giuliana Costa si snoda su una duplice direttrice: da un lato, l’elencazione delle personalità più illustri della nostra città di Palermo; dall’altra, cenni di storia quale cornice di un quadro culturale destinato all’isolamento se non proiettato, come Ajola e Costa fanno, verso l’universalità dei sentimenti.

Il libro scorre fluido e la lettura accattivante, malgrado la materia sia ostica; perché i personaggi compongono una sceneggiatura dalla quale utilmente trarre elementi e informazioni su nomi e circostanze che pensavamo di conoscere ma che ci ritornano alla memoria mercé le argute ricerche delle autrici.

Sicché questo libro è destinato ad essere abbondantemente letto, non solo ma anche ad essere conservato in qualche scaffale, quale utile strumento di consultazione, quando ci accadrà di chiederci: “…chi era costui?”

ISBN 978-88-95465-16-6

29,90

p. 150

Formato 23×30