Europa

EUROPA – MEDITAZIONE SULL’IDEA DI NAZIONE

José Ortega y Gasset

SINOSSI

Una delle caratteristiche di Ortega y Gasset è la perenne attualità dei suoi scritti. Se leggiamo i suoi libri pubblicati cinquanta o settanta anni fa, proviamo la sensazione di leggere pagine scritte il giorno prima.

Nel prologo scritto per la seconda edizione di «España Invertebrada», (1922) troviamo queste parole che sembrano dettate dall’attuale situazione europea:

«Oggi in Europa non c’è stima del presente. Le istituzioni, le idee, e persino i piaceri degli Europei hanno un sapore rancido. Cosa si desidera oggi in Europa? Niente. In Europa non si desidera più. Manca del tutto l’eccitante anticipazione del futuro desiderabile. Il desiderio, secrezione squisita dello spirito sano, si esaurisce man mano che declina la vita. Gli anziani non hanno più desideri, ma solo ricordi. In Europa si è esaurita la capacità di desiderare. Al suo posto è subentrata la nostalgia».

La preoccupazione europeistica è sempre presente nel pensiero di Ortega dall’inizio del secolo, ed ebbe ampia risonanza nel mondo intero, tranne che in Italia, dove il regime fascista vietò l’accesso dei suoi scritti. Il libro Europa – Meditazione sull’Idea di Nazione, grazie alla preziosa collaborazione del professor Gonzalo Alvarez Garcìa, che ha curato la traduzione, è stato pubblicato, per la prima volta, in italiano dalla casa editrice Abbadessa.

Questo libro, a Natale del 2013, è stato donato al presidente della Repubblica Italiana On. Napolitano; al presidente del Senato della Repubblica Italiana On. Grasso; al presidente del Consiglio dei Ministri On. Letta; al presidente della Banca Centrale Europea Dr Draghi; all’On. Berlusconi; al Dr Renzi, ex sindaco di Firenze che, pochi mesi dopo, diventa presidente del Consiglio dei Ministri. (Durante tutto questo tempo nulla è stato fatto per realizzare le riforme necessarie per rendere le istituzioni europee al passo con i tempi, ad esempio l’introduzione del senato europeo, due senatori per ciascuno stato. 5 anni di ritardo!)

In contrapposizione ai rabbiosi nazionalismi, tanto simili a quelli che oggi dilaniano la coscienza e la vita di tanti popoli, che si andarono consolidando in Europa tra le due guerre mondiali, Ortega proclamò già prima degli anni Venti la necessità di portare a compimento l’ideale dell’unità dei popoli europei.

«I circoli che fino ad oggi si sono chiamati ‘nazioni’, dice, giunsero circa un secolo fa all’apice della loro massima espansione […]. Ora non sono che passato che si è andato accumulando intorno all’uomo europeo, imprigionandolo e soffocandolo. Le nazioni si sono ridotte a «provincia» e, per poter sopravvivere, hanno bisogno di superare se stesse. Bisogna trascenderle in un’unita trasnazionale.

Abbiamo oggi più libertà che mai nel corso della storia. Eppure sentiamo tutti che l’aria è diventata irrespirabile all’interno di ogni singola nazione, che è un’aria greve. Ciascuna nazione, che prima era atmosfera aperta e ventilata, è diventata interno chiuso».

Per Ortega l’Unità europea non è né un pio desiderio né un’utopia. È una realtà molto antica. «L’Europa è qui da duemila anni, non solo, né principalmente, come continente geografico, ma come continente culturale, come ambito spirituale all’interno del quale sono nate le nazioni europee. Preesiste alle nazioni stesse ed è l’humus che ha reso possibile lo sviluppo delle diverse nazionalità».

La coscienza di essere «Europei», nati e cresciuti in una casa comune, ci ha accompagnati da secoli e secoli. L’uomo europeo è vissuto sempre, contemporaneamente, in due spazi storici, in due società: una, più ampia, l’Europa; l’altra, più ristretta, la propria nazione. Esistono una religione europea, un costume europeo, un diritto europeo, una cultura ed una civiltà europee.

La presenza di un patrimonio comune di usi, tradizioni, opinione pubblica e diritto europeo da un lato e, dall’altro, la crisi d’identità che oggi soffrono le singole nazioni, fanno sì che l’Unione Europea sia una meta inevitabile, un postulato di sopravvivenza per i popoli europei.

La Supernazione europea postulata da Ortega consiste nel raggiungimento dell’unità di tutte le nazioni europee mediante la gelosa conservazione del pluralismo che ha raratterizzato sempre la vita dell’Occidente.

Questo carattere unitario della magnifica pluralità europea è la «buona omogeneità», quella che è feconda, desiderabile, e che faceva dire a Montesquieu: «L’Europe n’est qu’une nation composée de plusieurs» e, più romanticamente, faceva parlare a Balzac della «grande famille continentale, dont tout le efforts tendent a je ne sais quel mystere de civilisation».

Persino dagli Inglesi sentiamo parole che inneggiano all’unità. Lo storico Hugh Seton-Watson scrive:

«[La cultura europea] non è uno strumento del Capitalismo o Socialismo, non è un possesso monopolistico degli Eurocrati, o di chiunque altro. Per dovere di fedeltà ad essa, non è pretendere la superiorità sulle altre culture… L’unità della cultura europea è semplicemente il prodotto finale di 3000 anni di lavoro da parte dei nostri diversi antenati. È un’eredità che noi respingiamo a nostro rischio e pericolo, e sarebbe un crimine privarne i più giovani e le future generazioni. Piuttosto è nostro compito conservarla e rinnovarla».

Questa moltitudine di «modi» europei che scaturisce costantemente dalla radicale unità, e ritorna ad essa per sostenerla, è il più grande tesoro dell’Occidente.

ISBN 978-88-954-65-10-4

13,90

p.149