Agira

Storia Universale di Agira e del suo Santo

Filippo Maria Provitina

Sinossi

Agira è la Sicilia e la Sicilia è Agira, la sua storia e i suoi miti, i suoi eroi e i suoi uomini, le sue antiche pietre squadrate e la terra nera solcata dal vomere. Un microcosmo dove si raggrumano inestricabili, e spesso incomprensibili, vicende millenarie. Un acrocoro al centro del mondo dove arcaiche divinità telluriche rivivono nelle credenze e nel culto, dove le spighe tornano e biondeggiano ogni estate da millenni, dove frammenti di vita materiale e spirituale emergono improvvisi a ravvivare il tempo della memoria.

La tradizione non distingue tra storia e mito, tra realtà e fantasia. Attinge a una logica altra, forse più umana. La Tradizione restituisce Valori e crea Identità, propone le coordinate per orientarsi nel mondo e fornire di senso la propria esistenza. Senza nulla togliere all’immane lavoro di ricerca documentaria, all’infinita pazienza nel verificare e ordinare i materiali, alla qualità storiografica, insomma, dell’opera di Filippo Maria Provitina, crediamo di poter affermare che l’importanza del suo amplissimo lavoro risieda, in primo luogo, nell’avere restituito dignità alla sua piccola patria e con essa alla sua Isola.

Agira è un paese antico. È un paese dove i valori tradizionali sono ancora vivi e operanti, dove la vita individuale si diluisce in quella familiare, dove i rapporti interpersonali sono vincolanti, dove Santi sono vicini ai loro fedeli, alle loro angosce e sofferenze, dove nascervi significa qualcosa. Non dobbiamo credere che questo sia negativo, contrario alla crescita economica e sociale e fatale per la sopravvivenza stessa di questa comunità. La certezza di una identità e la consapevolezza di essere detentori di un importante patrimonio storico e culturale e di un ineguagliabile tesoro di tradizioni sono le fondamenta in grado di garantire la sopravvivenza e la crescita future.

Come ha ricordato Mario Alcaro (Sull’identità meridionale. Forme di cultura mediterranea, Torino, 1999), riferendosi ad Heidegger, «Non può esserci indifferente – e non potrà mai esserlo – la contrada dove siamo stati gettati. Il nostro Io si forma e si struttura grazie ad abitudini che si acquisiscono sulla base dell’ethos, cioè del sistema dei valori e dei modelli di comportamento della comunità dove ci è toccato nascere. Proprio per questo è salutare reagire ai processi di omologazione, di standardizzazione, di omogeneizzazione, che accompagnano la globalizzazione del mondo, contrapponendo a essi la rivitalizzazione delle culture locali, la riscoperta e la reinvenzione delle “radici storico comuni”, la riaffermazione delle proprie identità collettive» (p. 3). Alcaro è ben consapevole che rispetto a tali tradizioni non bisogna «assumere l’atteggiamento folcloristico della salvaguardia del pittoresco», e che non «occorre conservare, come museo , sopravvivenze arcaiche, né ancora che bisogna preservarle da contaminazioni modernistiche». Piuttosto, ciò che appare necessario è lasciare le tradizioni «alle loro dinamiche naturali, alle interazioni col mondo della vita odierna, agli incroci spontanei con gli eventi e i processi del presente». Ciò che va assolutamente evitato è infine «che tali dinamiche siano stravolte con l’introduzione forzata di modelli altri, con l’imposizione di standard che sradicano e annientano le identità, con categorie e norme tratte da contesti culturali estranei» (p. 9).

L’obiettivo primo che deve essere perseguito dalle Comunità municipali, di volta in volta in collaborazione con Amministrazioni e Enti Pubblici, Università, Associazioni, singoli intellettuali è quello di riqualificare il sistema di valori che caratterizza le società tradizionali. Ciò non significa nostalgia, adesione, appiattimento sul passato, ma assunzione critica della propria storia e della propria memoria culturale in quanto contenitori di risorse essenziali a definire la propria identità e ad affrontare con dignitosa consapevolezza le sfide del futuro. Solo una piena autocoscienza identitaria, fondata sulla certezza di essere portatori di un patrimonio valoriale coerente e storicamente consolidato, può costituirsi dunque come punto di partenza per la realizzazione di progetti di sviluppo organici e sostenibili dalle comunità e dal territorio.

La riscoperta e riqualificazione della propria identità culturale, la presa di coscienza di essere portatori di un patrimonio storico-culturale inestimabile, di un valido sistema di valori civili e religiosi, sono, lo ribadiamo, gli strumenti irrinunciabili e decisivi per affrontare i problemi dell’oggi e del domani. In altre parole, se vogliamo capire in che direzione stiamo movendo e quali e quali atteggiamenti dobbiamo tenere di fronte al mondo che rapidamente si trasforma e tutto minaccia di travolgere e cancellare, dobbiamo interrogarci sul nostro passato, capire da dove veniamo, penetrare le ragioni del mondo che ci ha preceduto. E per far questo dobbiamo conoscere, riscoprire la nostra storia culturale e valorizzare quanto di questo nobile passato resta vivo e operante nella società contemporanea.

ISBN 978-88-95465-00-5

Cofanetto (3 volumi)

p. 446

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