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Sinossi

Il problema della democrazia è il ricambio della classe politica che, come vediamo in questi giorni anche in Germania, non è solo un problema italiano. Chi detiene il potere lo può esercitare in modo empatico o in modo egoistico. Da una di queste due scelte dipende poi la qualità della vita e il futuro di una nazione.

La democrazia ha le sue regole. La democrazia nasce con regole condivise e va difesa, giorno per giorno, dall’avidità e dall’indifferenza di coloro che, raggiunta l’indipendenza economica, si ritirano dal mondo.

Pericle, che duemilaquattrocento anni fa fu uno degli architetti di questa antica forma di governo resuscitata in tempi moderni dagli Americani alla fine del XVIII secolo, diceva: «Non tutti sono in grado di fare politica, ma tutti ad Atene sono in grado di capirla, e chi non la capisce noi non lo consideriamo una persona innocua ma idiota».

Si chiama democrazia perché è il popolo che decide la linea politica del Paese: un partito politico governa e un altro controlla. Solo con due partiti politici gli elettori sono in grado di poter capire e giudicare l’azione del governo e decidere se premiarlo o punirlo. Quando i partiti politici sono più di due cadono nelle mani di oligarchi, lobby interne ed estere, massoneria, mafia e servizi segreti deviati, il cui scopo comune è mantenere a tutti i costi il loro potere, traendo vantaggi e tramando insieme – come i ‘ladri di Pisa’ – per impedire alla democrazia di funzionare, come avviene in Italia nell’indifferenza generale, dove il Nord è la regione più ricca d’Europa e il Sud, in special modo la Sicilia, è la regione più povera, trasformando una falsa democrazia in oligarchia. All’interno di tali partiti politici – come ammonisce Simon Weil – non c’è democrazia:

«Il peccato originale dei partiti – diceva Simon Weil – è il loro congenito ‘totalitarismo’. I partiti sono ‘macchine’ che fabbricano passioni collettive, che spingono gli individui a sposare, acriticamente, una visione di parte e a rinunciare così alla ricerca della verità e del bene comune. Hanno come fine primario la crescita del loro potere. Proprio in questa vocazione si nasconde un’insidia fatale, che comporta il rovesciamento fra mezzi e fini, in virtù del quale il partito non è solo uno strumento, ma è, soprattutto, un fine».

Il problema dell’oligarchia per i politici europei non è un tema centrale, perché vedono se stessi come “campioni” di democrazia”. Tuttavia la causa scatenante della Brexit è stato l’euroscetticismo degli Inglesi verso l’Europa troppo burocratizzata. E il loro amore verso l’Europa è fuori discussione. Lord Salisbury, leader conservatore, in un suo discorso (11 aprile 1888) disse: «We are part of the community of Europe and we must do our duty as such».

Nel secolo scorso i nostri genitori hanno combattuto duramente per sconfiggere il Fascismo e il Comunismo. La nostra generazione dovrà lottare per sburocratizzare l’Europa e renderla migliore. Sarebbe necessario un senato europeo (due senatori per ciascuno stato). Cicerone diceva: «Il potere è del popolo, l’autorità è del senato». Il senato europeo consentirebbe di fare velocemente le riforme di cui l’Europa ha bisogno, facendo risparmiare oltre €1 000 miliardi l’anno, rendendo la nostra democrazia al passo con i tempi che viviamo. Solo con il senato nascerà la Nazione europea. Altrimenti scoppierà il caos.

La burocrazia tende a sfociare nella oligarchia, il comando dei pochi, in questo caso dei funzionari che stanno al vertice della gerarchia. In una società dominata da grandi organizzazioni formali c’è quindi il pericolo che il potere sociale, politico ed economico si concentri nelle mani di coloro che detengono le posizioni più alte nelle più importanti organizzazioni formali.

Questo problema fu sollevato per la prima volta nel 1911 da Robert Michels, un sociologo amico di Max Weber. Allora Michels, era un socialista impegnato e restò sgomento scoprendo che i nuovi partiti socialisti europei, malgrado la loro struttura democratica e malgrado i provvedimenti che prendevano per far partecipare le masse al processo decisionale, apparivano dominati dai loro leader nella stessa misura in cui lo erano i partiti conservatori tradizionali. Michels giunse alla conclusione che il problema stava nella natura delle grandi organizzazioni. «Chi dice organizzazione – affermò – dice oligarchia». Secondo la sua «legge ferrea dell’oligarchia», la democrazia e le organizzazioni su larga scala sono incompatibili…”

Non si può continuare a far finta di niente riguardo il problema della “burocrazia”. Il problema esiste ed è pure intollerabile che essa faccia da supplente all’assenza di politica. C’è molto malessere nella società e ci sono troppi partiti politici riconducibili alle vecchie ideologie del Novecento. Istituire il senato europeo eletto con sistema elettorale maggioritario a turno unico darebbe sicurezza, stabilità e futuro alla politica dell’intero continente.

Il problema burocrazia/oligarchia è cruciale. Cicerone diceva: «Io devo ancora incontrare un burocrate che non sia meschino, noioso, quasi ottuso, furbo, stupido, un oppressore, un ladro, un detentore di piccola autorità in cui provar piacere come un ragazzo prova piacere nel possedere un cane malvagio. Chi può avere fiducia di tale creatura». Cicerone, anche lui, fu assassinato da un oligarca del suo tempo.

L’economia italiana è frenata dalla burocrazia/oligarchia. La Sicilia sembra essere un Prometeo “incatenato”. I Siciliani sono costretti a soffrire o a emigrare. Il 4 marzo 2018, alle elezioni politiche italiane, votare il Movimento Cinque Stelle, per i partiti politici tradizionali, è un male, ma per molti è un bene, un voto politicamente “ecologico” che dovrebbe smuovere le coscienze di quel 50% degli elettori indecisi o rassegnati, tentati di non andare a votare. Di Maio sembra che abbia le idee chiare, potrebbe diventare il giovane politico meridionale che sconfigge gli Insostituibili matusalemme.

A Roma c’è sempre un governo di Centro che fa vedere che combatte i rigurgiti del Fascismo, ma in realtà è complice. La Destra, che avrebbe dovuto sostenere gli imprenditori, in Sicilia è stata un bluff. Tranne i criminali nessuno cresce, persino la borghesia liberale imprenditoriale si è impoverita. Ci sono piccoli partiti che messi insieme non raccolgono neppure il 20%. Se in una democrazia non c’è la Destra che compete con la Sinistra, non ci può essere una vera democrazia. I governi della Repubblica italiana si comportano in stile fascista e mafioso. Renzo De Felice, uno dei più importanti storici del Novecento, aveva ragione quando disse che il danno maggiore commesso dal Fascismo è stato quello di avere trasmesso una mentalità fascista agli antifascisti.

Verso gli Stati Uniti d’Europa si cammina con il piombo nelle scarpe, senza leader visionari e lungimiranti. Le riforme si fanno a spizzichi e bocconi, alcune volte per rendere la vita agli Europei più difficile e più amara. L’attesa è estenuante e i danni che provocano sono incommensurabili.

I politici al governo prima delle elezioni sono di Sinistra e di Destra. Dopo le elezioni diventano democristiani di Centro: il loro compito è la gestione delle emergenze, un compito a loro più congeniale. In questo sono bravissimi, si trovano a loro agio. “Quando vedono la luce alla fine del tunnel, ordinano dell’altro tunnel”. Tutti i governi democristiani sono sempre sopravvissuti a qualsiasi crisi.

I nostri problemi interni all’Europa si confondono con quelli internazionali. La forte ondata migratoria verso la sponda nord del Mediterraneo non è casuale. È un problema facilmente risolvibile, ma i politici che sono diventati oramai tutti democristiani, per via delle leggi elettorali che non consentono una chiara maggioranza, non hanno intenzione di risolverli. Il mondo arabo è vicinissimo a noi e si sente incompreso: noi ci rifiutiamo di capirlo. Quando non si capisce, è ovvio che i problemi marciscono e il Terrorismo, per i giovani “sessantottini” arabi molti dei quali ignoranti della loro stessa storia, diventa la sola arma di difesa. I terroristi sono dei rivoluzionari falliti. La storia del terrorismo in Occidente sta a dimostrarlo.

Oligarchia, Terrorismo, Mafia, Povertà, Analfabetismo sono le cinque grandi piaghe che minacciano la nostra democrazia, la nostra società. Queste piaghe non si sconfiggeranno con la politica centrista delle grandi coalizioni. Sciascia diceva: «L’Italia è agitata da un terrorismo che non è né di destra né di sinistra, ma di centro».

In una lettera inedita inviata al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, a Natale del 2000 (18 anni fa), che si trova in questo libro, dal titolo “I Meridionali devono avere un futuro!”, c’è una lunga citazione introduttiva di Arcangelo Ghisleri, uno dei pochi e onesti intellettuali del nord che ha avuto il coraggio di scrivere la verità sul perché della crisi nel nostro sud, dove appare chiaro che la nostra classe politica è cattiva non per colpa dei Meridionali, ma perché viene imposta dall’alto, dai partiti e dalle lobby che hanno i centri di potere fuori dell’Isola. Oggi, forse, ancor più di prima.

Lobby del centronord e politici corrotti prendono in giro i Meridionali e in particolare i Siciliani. “Prima”, “Seconda” Repubblica… Ci hanno fatto credere di aver fatto le riforme, ma in realtà non è cambiato nulla! Prima c’era il M.S.I., che per mezzo secolo tenne bordone alla Democrazia cristiana. Oggi c’è la Lega che da 24 anni tiene bordone a Forza Italia (e al Partito Democratico, anch’esso nelle mani di lobby del centronord). All’indomani di ogni elezione politica, a vincere è sempre il Centro politico-affaristico-massonico-mafioso, che ha distrutto l’Italia e impoverito gli Italiani. Il popolo italiano è libero solo il giorno delle elezioni. Questa libertà gli Italiani la perdono il giorno dopo. Se in Italia ci fosse stata una vera Destra (liberale) non avremmo avuto in Sicilia una moria di imprenditori e di giudici. Negli USA gli imprenditori e i giudici non sono assassinati.

C’è un terrorismo mafioso che è duro a morire. In Sicilia quasi tutti non credono più né ai partiti di sinistra né di destra, che sono diventati giocattoli nelle mani dei tanti oligarchi politici. Non diciamo nulla di nuovo quando sosteniamo che il terrorismo serve agli oligarchi per stare in sella al potere, impaurendo il popolo. Soprattutto quando si è in prossimità delle elezioni. Chi entra in Parlamento non lo fa per altruismo, per servire il popolo, ma per i propri interessi, ed è per questo motivo che non c’è una vera legge maggioritaria uninominale a turno unico per tutti. I politici “corrotti” preferiscono il sistema misto, cioè con il proporzionale e con la possibilità di candidarsi in più collegi.

Ogni periodo storico ha il suo nome. Il nostro si chiama la stagione delle canaglie.

Il 4 marzo votare bene è importantissimo per i Siciliani, per dare una svolta alla politica italiana. L’Italia si è fatta in Sicilia. La lingua italiana è nata in Sicilia con Federico II, re di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero. Al tempo in cui Stupor Mundi, la meraviglia del mondo (questo era l’appellativo di Federico II) governava l’Europa, tenendo buone relazioni con gli Arabi dei paesi del Nordafrica, la Sicilia era una terra meravigliosa sotto tutti i punti di vista. Una celebre frase che gli viene attribuita dipinge il personaggio in tutta la sua maestosità. Una volta disse: «Dio non avrebbe scelto la Palestina se avesse potuto vedere il mio Regno di Sicilia». A quei tempi i Siciliani erano forti e rispettati da tutti. La mafia, che umilia i Siciliani, è una calamità che arriva con l’unità d’Italia, a seguito la brutale conquista da parte del Regno di Piemonte ad opera di un esercito di mercenari. Oggi in Sicilia ci sono oltre un milione di disoccupati. Il Pil è lo 0,01: il più basso d’Europa. Mentre quello di Malta è del 5,6 per cento.

Conoscere la Storia di Sicilia aiuterebbe a capire la politica del nostro tempo e le tensioni con il mondo arabo. In tutte le elezioni politiche, il voto siciliano è sempre stato decisivo per la formazione del governo, ininfluente per il popolo siciliano. Cinque milioni di Siciliani che vivono in Sicilia e 25milioni di Siciliani nel mondo, la metà della popolazione italiana, oggi non contano nulla. L’Isola continua ad essere saccheggiata e inquinata. Lo sapevate che la Sicilia ha cinque deputati europei. Mentre Malta con 500mila abitanti ne ha sei. A leggere questi numeri c’è da restare sbigottiti.

L’Italia si divide in due parti –diceva Giuseppe Prezzolini –: una europea che arriva all’incirca a Roma, e una africana o balcanica, che va da Roma in giù. L’Italia africana o balcanica è la colonia dell’Italia europea.

Max W. Hiller in questo libro non fa solo un’analisi scientifica sotto il profilo storico, sociologico e politico, dà anche delle soluzioni. Ogni Siciliano dovrebbe leggerlo e conservarlo, perché è destinato a influire non solo sulla futura politica siciliana ma anche su quella europea. È una pietra miliare all’alba del Terzo Millennio. È un libro scritto in stile anglosassone indipendente e irriverente, da uno studioso della politica siciliana che conosce bene la Storia di Sicilia.

(Prossima pubblicazione bilingue)

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